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Batteria al ferro, l’alternativa economica al litio: dura 16 anni e non si degrada

Una nuova batteria al ferro sviluppata in Cina promette di rivoluzionare l'accumulo energetico. Costa molto meno del litio, dura 16 anni e non.

10 Maggio 2026 5 min di lettura
Batteria al ferro, l’alternativa economica al litio: dura 16 anni e non si degrada
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Un gruppo di ricercatori cinesi ha sviluppato una nuova batteria a ioni di ferro che promette di superare i limiti delle attuali tecnologie al litio. Questo accumulatore può durare fino a 16 anni con un degrado minimo e ha un costo di produzione drasticamente inferiore. La scoperta potrebbe rivoluzionare l’accumulo di energia su larga scala, un settore cruciale per la stabilità delle reti elettriche e la diffusione delle fonti rinnovabili. Per l’Italia e l’Europa questa tecnologia rappresenta una potenziale via d’uscita dalla dipendenza dalle materie prime critiche come il litio, offrendo una soluzione più sicura, economica e sostenibile. Sebbene non sia ancora pronta per smartphone e auto elettriche la nuova batteria al ferro apre scenari importanti per la gestione dell’energia a livello industriale e nazionale, rendendo più accessibile e stabile lo stoccaggio di elettricità prodotta da sole e vento.

Come funziona la nuova batteria al ferro

La tecnologia si basa su una batteria acquosa a ioni di ferro, un concetto noto da tempo ma finora limitato da problemi di efficienza e durata. Il principale ostacolo era la reazione chimica che produceva idrogeno causando corrosione e riducendo rapidamente la vita utile dell’accumulatore. Il team dell’Istituto di Tecnologia Avanzata di Shenzhen ha superato questa difficoltà sviluppando un elettrolita innovativo.

Questo nuovo composto, basato su litio bis(trifluorometansolfonil)immide e ioduro di bismuto, crea una sorta di scudo protettivo sull’elettrodo di ferro. In questo modo impedisce le reazioni chimiche indesiderate senza compromettere il passaggio degli ioni di ferro, passaggio essenziale per il funzionamento della batteria stessa. Il risultato è un sistema stabile e performante.

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Un altro vantaggio significativo di questa tecnologia è la sicurezza. A differenza delle batterie agli ioni di litio, che possono essere soggette a surriscaldamento e incendi, la batteria al ferro è intrinsecamente non infiammabile. Questa caratteristica la rende particolarmente adatta per impianti di stoccaggio energetico di grandi dimensioni, dove la sicurezza è una priorità assoluta.

Prestazioni e durata: 16 anni senza perdere efficienza

I risultati dei test pubblicati sulla rivista Nature Sustainability sono notevoli. La batteria al ferro ha dimostrato di poter sopportare 6.000 cicli completi di carica e scarica, un numero molto elevato per questo tipo di tecnologia. Se si considera un ciclo di ricarica al giorno, questa longevità si traduce in una vita operativa di circa 16 anni.

Ancora più importante è il livello di degrado: dopo questi 6.000 cicli la batteria conserva ancora l’87,7% della sua capacità di accumulo originale. Questo significa che anche dopo oltre un decennio e mezzo di utilizzo intensivo, le sue prestazioni rimangono molto vicine a quelle iniziali, garantendo un investimento duraturo e affidabile.

Questi dati posizionano la batteria al ferro come una seria concorrente per le soluzioni di accumulo stazionario. La sua capacità di mantenere l’efficienza nel tempo è un fattore chiave per le applicazioni di rete dove la prevedibilità e la costanza delle prestazioni sono fondamentali per garantire l’equilibrio tra produzione e consumo di energia.

Il vantaggio economico: perché il ferro costa 100 volte meno del litio

Il punto di forza più evidente della nuova tecnologia è il costo. Il ferro è uno degli elementi più abbondanti sulla crosta terrestre, e il suo prezzo come materia prima è estremamente competitivo. Secondo i dati riportati, il ferro ha un costo di circa 0,12 dollari al chilogrammo.

Questo valore è in netto contrasto con quello del carbonato di litio, componente essenziale delle batterie oggi più diffuse, il cui prezzo si attesta intorno ai 13,8 dollari al chilogrammo. La differenza è di oltre cento volte un divario che si riflette direttamente sui costi di produzione degli accumulatori su larga scala.

La dipendenza dal litio, la cui estrazione è concentrata in poche aree geografiche e ha un impatto ambientale significativo, rappresenta una vulnerabilità strategica per molti Paesi, inclusa l’Italia. Una tecnologia basata su una risorsa comune ed economica come il ferro potrebbe non solo abbattere i costi dell’accumulo energetico, ma anche ridurre le tensioni geopolitiche legate all’approvvigionamento di materie prime.

Quali sono le applicazioni pratiche? Non (ancora) per gli smartphone

È importante chiarire fin da subito il campo di applicazione di questa innovazione. La batteria al ferro, almeno nella sua forma attuale, non è destinata a sostituire le batterie dei nostri smartphone, computer portatili o veicoli elettrici. Il motivo risiede nella sua densità energetica, ovvero la quantità di energia che può immagazzinare rispetto al suo peso e volume.

Questa densità è inferiore a quella delle batterie agli ioni di litio, che rimangono la scelta migliore per i dispositivi dove compattezza e leggerezza sono essenziali. L’obiettivo della batteria al ferro è un altro: l’accumulo di energia su larga scala, noto anche come stoccaggio stazionario o a livello di rete (grid-level).

In questo contesto, le dimensioni e il peso sono meno importanti rispetto a costo, durata e sicurezza. Gli impianti di accumulo energetico sono fondamentali per immagazzinare l’energia prodotta da fonti intermittenti come il solare e l’eolico, per poi rilasciarla quando ce n’è bisogno. La nuova batteria al ferro potrebbe rendere questi impianti molto più economici e accessibili, accelerando la transizione energetica.

Chi ha sviluppato la tecnologia e i prossimi passi

La ricerca è stata condotta da un team di scienziati dell’Istituto di Tecnologia Avanzata di Shenzhen, un centro di eccellenza che fa parte della prestigiosa Accademia Cinese delle Scienze. La pubblicazione dei risultati su Nature Sustainability, una delle più autorevoli riviste scientifiche internazionali, conferisce credibilità e solidità al lavoro svolto.

La Cina sta investendo massicciamente in tecnologie per l’energia pulita e l’accumulo energetico, cercando di affermare la propria leadership in un settore strategico per l’economia globale del futuro. Questa scoperta si inserisce in un filone di ricerca molto attivo a livello mondiale, che esplora alternative al litio utilizzando materiali più abbondanti e sostenibili come sodio, zinco e, appunto, ferro.

Il prossimo passo sarà probabilmente quello di passare dai prototipi di laboratorio a impianti pilota su scala più grande, per testare il comportamento della batteria al ferro in condizioni operative reali. Se i risultati saranno confermati, potremmo assistere all’inizio di una nuova era per l’accumulo energetico, con benefici significativi per l’ambiente e per la stabilità delle nostre reti elettriche.

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