Fabio Ambrosi

Risorse utili per videomakers!

Capitolo 01 – Introduzione: cosa vuol dire montare un video?

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La prima lezione del corso online di montaggio video riguarda proprio il significato stesso della parola “montare”. Cosa vuol dire montare un video? Cosa vuol dire fare il “montatore video”? Quando andiamo al cinema vediamo tante immagini opportunamente scelte e ordinate nel tempo secondo una logica ben precisa. Tutto ci sembra scontato, ovvio, ma quando guardiamo un video (che si tratti del filmino della cresima di nostro nipote o che dell’ultimo film di Peter Jackson) è stata fatta una scelta ed è stato dato un ordine ben preciso alle immagini che scorrono davanti ai nostri occhi. Non solo! Nel 1929 venne inventato qualcosa che avrebbe rivoluzionato definitivamente il modo di guardare le immagini in movimento. In quegli anni infatti venne inventato il sonoro (o forse sarebbe meglio dire che vennero inventate le strumentazioni tecniche in grado di registrare e riprodurre in sincrono con le immagini i segnali audio). Nacque il cinema più o meno come lo conosciamo oggi!

Video + Audio = oggetto multimediale! Quando montiamo un video in realtà maneggiamo un’entità più complessa che chiameremo “oggetto multimediale”

Nel paragrafo precedente ho forse un po’ semplificato ma, in ultima analisi, quando diciamo al nostro amico che non possiamo uscire con lui a bere una birra perché stiamo montando il video della nostra domenica passata al lago a pescare gli stiamo dicendo che stiamo

  1. Selezionando le immagini migliori e rappresentative della nostra gita domenicale;
  2. Dando un ordine ben preciso alle immagini selezionate;
  3. Confezionando il prodotto finale per poterlo poi condividere con i nostri amici sui social.

Se mi fermassi qui sarei sicuramente molto impreciso e riduttivo. Belle le immagini della nostra gita al lago! Bellissime! Ma se condividessimo il nostro video con il nostro amico a cui abbiamo rifiutato una birra sicuramente ci chiamerebbe per dirci che qualcosa non va…

“Ehi, ma cosa mi hai mandato? Non si sente niente!”

Il nostro amico – che non vive negli anni ’20 del ‘900 – giustamente pretende di ascoltare anche il sonoro della nostra gita al lago! Quello che sto cercando di dire è che se è vero che la scelta delle immagini e la loro organizzazione nel tempo è molto importante per un buon montatore anche il sonoro ha un ruolo principe quando montiamo un video.
Nelle grandi produzioni cinematografiche e televisive (con eccezioni nell’ambito televisivo) esiste una figura professionale ben precisa che si occupa di preparare un audio bello e gustoso.  Nella vita quotidiana di un qualsiasi montatore video però questa suddivisione scientifica del lavoro spesso non esiste e oltre alle immagini viene chiesto di curare anche l’audio.
Ecco quindi perché nel fare questo corso di montaggio mi preoccuperò di fornire anche qualche consiglio su come lavorare un buon audio.

Ricapitolando

Da quanto detto fino ad ora possiamo dunque sintetizzare affermando che: montare un video significa

  1. Selezionando le immagini migliori e rappresentative;
  2. Dare un ordine ben preciso alle immagini selezionate;
  3. Costruire una buona soundtrack (colonna sonora) che renda il nostro video più piacevole;
  4. Confezionando il prodotto finale per poterlo poi condividere con i nostri amici o consegnare al nostro cliente.

Benvenuti nel meraviglioso mondo dei flussi multimediali dove le due componenti protagoniste sono

  • Il segnale video
  • Il segnale audio

Prima di iniziare a usare un qualsiasi software di montaggio è bene avere bene chiaro come funzioni un segnale multimediale. Inizialmente ci occuperemo solo del video lasciando l’audio ad uno dei capitoli successivi del corso.

Nel prossimo capitolo…

Nel prossimo capitolo vedremo nel dettaglio quali sono le caratteristiche (gli attributi) più importanti di un segnale video e scopriremo perché questi attributi sono così importanti per un montatore.

Un video (o meglio, un segnale video) ha delle caratteristiche molto importanti (degli attributi che lo descrivono). In questo corso non scenderò nel dettaglio (per il nostro scopo è inutile) ma semplificando un poco possiamo affermare che ciò che caratterizza un video è:

  • La grandezza del fotogramma (risoluzione), misurata in pixel
  • Il numero di fotogrammi per secondo (fps)
  • Il tipo di scansione. 

Il frame (o fotogramma) e la risoluzione

In Italiano possiamo tradurre la parola frame con “fotogramma” o “quadro”. Detto semplicemente è il contenitore che ospita le nostre immagini. 
Come ogni contenitore anche il frame ha (e deve avere) una grandezza. Questa grandezza (espressa in pixel) determina la risoluzione del nostro video.

Conoscere la risoluzione sia del video che vogliamo lavorare sia del video che vogliamo distribuire è molto importante. Capiremo meglio il perché più avanti nel corso.

Principali risoluzioni video oggi presenti sul mercato broadcast

Quando parliamo di risoluzione video lo facciamo riferendoci alla grandezza del frame espressa in pixel. Tale grandezza è una convenzione: teoricamente potremmo fare un filmato di qualsiasi dimensione. Tuttavia l’industria broadcast ha stabilito delle regole e delle risoluzioni standard. Ecco le più importanti e diffuse.

Principali risoluzioni video broadcast

Alcune fra le risoluzioni video più utilizzate oggi nel mercato broadcast.

  • 4K – 409642160 Come potete vedere dall’immagine qui sopra un video in 4K ha una risoluzione importante. Un video prodotto in 4k sicuramente avrà una qualità ottima ma attenzione!!! Come vedremo fra qualche capitolo poter girare e lavorare un filmato in 4k richiede un’attrezzatura adeguata, a meno che non si voglia passare intere ore ad imprecare contro la tecnologia 🙂
  • Full HD – 1920×1080 È sicuramente il formato oggi più diffuso, un ottimo compromesso fra qualità e prestazioni in fase di lavorazione. Ormai tutti hanno in casa un dispositivo in grado di gestire contenuti multimediali in Full HD e anche sul web questa risoluzione sta prendendo piede.
  • HDTV 1280×720 Chiamata anche HD Ready è la risoluzione più diffusa in rete. Un video in 720p (vedremo più avanti il significato della lettera “p”) garantisce una buona qualità e un’ottima esperienza di fruizione da parte degli utenti del web.
  • Obsoleti – Altri standard (come il PAL o l’NTSC) sono ormai obsoleti e poco utilizzati.

Altri tipi di risoluzione: il problema dei dispositivi mobili e la flessibilità del web

Come detto le risoluzioni video appena elencate sono solo delle convenzioni. Su internet esistono video con le risoluzioni più disparate! Esistono Player che riproducono video con una risoluzione di 620×480 pixel e alcuni siti (soprattutto i social network) che erogano contenuti “quadrati” (ad esempio di 720×720 o 1080×1080 (è il caso di Instagram, ad esempio) o verticali (1080×1920).

Quando si inizia a montare è bene domandarsi:

  • Quale risoluzione hanno i file sorgente (i video) che devo lavorare?
  • A quale risoluzione devo esportare il video finale?
  • Dove verrà distribuito il video che andrò ad esportare?

Alcuni link con le risoluzioni standard di alcuni social network:

Quando condivido una foto su Instagram, qual è la risoluzione dell’immagine?

Quali sono i requisiti per i video da caricare su IGTV?

Risoluzioni video consigliate per youtube e prodotti google

Nel prossimo capitolo vedremo un’altra caratteristica importantissima dei contenuti multimediali: il numero di fotogrammi per secondo (fps).

Numero di fotogrammi per secondo (fps)

Un’immagine di per sé è come una fotografia: qualcosa di fisso, fermo, immobile. Un quadro insomma, priva di movimento. Ciò che caratterizza un video da un’immagine è il fatto che il video cambia nel tempo. Ma come avviene il movimento? O anche: cos’è un video?
Pensateci bene: ogni volta che guardate un film in tv o un documentario su Netflix quello che fate è vedere immagini in movimento. Ma quante immagini dobbiamo far scorrere sullo schermo per poter avere un movimento fluido e piacevole? Esiste forse una convenzione? Cerchiamo di rispondere a queste domande e fare un pochino di chiarezza!

24, 25, 30, 50, 60….ma quanti frame ci sono in un secondo?

Ma quante immagini devono esistere in un secondo? Esiste una regola?
La risposta è semplice! Teoricamente potete fare un video con il numero che volete di fotogrammi per secondo. Nella pratica quotidiana esistono degli standard da rispettare, vediamo i più comuni.

  • Televisione: I video che devono andare in televisione – per ragioni tecniche che qui non
    affronterò – hanno un numero di fotogrammi per secondo dipendente dallo standard video di riferimento. Esistono due standard per i video televisivi: il PAL e l’NTSC

    • PAL È uno standard legato a molti paesi europei (Italia inclusa) e prevede un numero di fotogrammi per secondo pari a 25 (25fps)
    • NTSC È lo standard adoperato negli Stati Uniti e in altri paesi e prevede un numero di fotogrammi per secondo pari a 30 (30fps)
  • Cinema Un film che deve essere proiettato al cinema necessita di 24 fotogrammi per secondo (24fps)
  • Web Qui iniziano i problemi perché ognuno fa un po’ come gli pare. Buona norma è attenersi al numero di fotogrammi per secondo televisivo ma non è raro trovare su internet video girati con altri frame rate. Ogni distributore video (come youtube) ha i suoi standard che è bene leggere prima di produrre e pubblicare un video
    Normalmente non è un grande problema: i moderni dispositivi sono in grado di capire lo standard usato e di adattarsi di conseguenza.

 Slow-motion e utilizzi creativi del frame rate

Cosa accade se utilizzo un numero di fotogrammi diverso da quello a cui riproduco il video? Semplice vedrò tutto rallentato o accelerato! È come avere una pellicola con tante immagini impresse e farla scorrere davanti ai nostri occhi a diverse velocità. Se ho impresso 25 immagini ogni secondo e le faccio scorrere alla stessa velocità i movimenti saranno naturali, così come li ho registrati. Se invece facessi scorrere la pellicola più velocemente o più lentamente vedrei i movimenti più veloci o più lenti.
Compreso questo è semplice immaginare come, modificando il numero di fotogrammi per secondo in fase di registrazione e in fase di riproduzione si possano ottenere effetti accelerati o rallentati.

Un esempio? Ipotizziamo di voler riprendere il volo di un piccione. Il nostro scopo è catturare ogni movimento delle ali, ogni battito. Ma come rallentare il nostro video in modo da rendere leggibile ogni dettaglio? Se registrassimo alla velocità standard (per l’Italia) di 25 fotogrammi per secondo quando al montaggio andremo a rallentare il video resteremo delusi dal vedere l’ala della nostra farfalla a scatti, come se mancassero dei movimenti. 25 fotografie ogni secondo non bastano per catturare ogni dettaglio!
La soluzione al nostro piccolo problema risiede nel girare impostando una frequenza di fotogrammi almeno di 100 fps. Il nostro video dunque, ogni secondo, registrerà 100 istantanee del volo del piccione. Andando a riprodurre il filmato alla velocità standard di 25 fps impiegheremmo ben 4 secondi per vedere ciò che abbiamo registrato in un solo secondo. Avremmo rallentato già durante le riprese il nostro video di 1/4.

Mi rendo conto che quanto detto possa sembrare complicato ma, vedrete, che passando dalla teoria alla pratica quanto fin’ora illustrato è molto semplice.

Il timelapse ovvero comprimere il tempo

Il timelpase: schema riassuntivo della tecnica

Ipotizziamo di voler fare il timelpase di un tramonto. Potremmo scattare 200 fotografie (una al minuto) e riprodurle in un solo secondo.

Una tecnica che va nella direzione opposta allo slow-motion è il timelapse (ovvero fotografie ad intervallo di tempo). Detto semplicemente se si volesse comprimere un tramonto (che dura all’incirca due ore) in pochi secondi abbiamo due potenziali strade da seguire:

  • Lasciare la macchina da presa a registrare per tutte e due le ore del nostro tramonto e poi accelerare il video al montaggio
  • Scattare una fotografia ogni minuto e poi mandare il play il video facendo scorrere i fotogrammi alla velocità standard (25fps). In questo modo, dopo le due ore del nostro tramonto, avremo 120 fotografie che in quasi 5 secondi comprimerebbero il tramontar del sole.

Nessuna delle due tecniche appena esposte è giusta o sbagliata. In questo mestiere non esistono assoluti (salve in alcuni casi!). Esistono strada più o meno opportune a seconda delle necessità. L’esperienza vi aiuterà a discernere con saggezza!

Nel prossimo video parleremo rapidamente di un aspetto importante (anche se sempre meno centrale) di un video: la scansione dei fotogrammi. 

Progressivo o Interlacciato? Cos’è la scansione di un video e quali settaggi scegliere per lavorare senza problemi?

Tutti i montatori video – indipendentemente dal software di editing su cui lavorano – devono decidere come impostare la scansione. Ma di cosa stiamo parlando esattamente?
L’argomento è complicato da spiegare per iscritto. Il video qui sopra illustra molto bene le principali differenze visive fra un video a scansione progressiva e un video a scansione interlacciata.
Detto in parole semplici un video progressivo altro non è che un video in cui i fotogrammi vengono fatti scorrere uno dopo l’altro per intero. Un po’ come se scattassimo tante fotografie e le facessimo scorrere davanti ai nostri occhi creando l’illusione del movimento.
Un video interlacciato invece è composto sempre da fotogrammi ma questi invece di essere riprodotti per intero vengono suddivisi in righe orizzontali (chiamati campi) che, alternandosi rapidamente, compongono il filmato.

Forse ho semplificato un pochino. Guardate con attenzione il video che ho inserito qui sopra e sono certo tutto vi sarà più chiaro.
Ma quando usare la scansione progressiva e quando invece adoperare la scansione interlacciata? Quali settaggi utilizzare per avere video fluidi, senza righe e senza scie?

Quando un video deve essere “Progressivo” e quando invece un video deve essere “Interlacciato”? Dipenda dal mezzo che lo riprodurrà (il canale di distribuzione)!

Facciamo finto che quanto spiegato vi sia perfettamente chiaro (se così non fosse non preoccupatevi… con l’esperienza e un pizzico di approfondimento capirete senz’altro!). Quando impostare la scansione progressiva di un video e quando invece impostare la scansione interlacciata?
Dipende dal canale su cui verrà distribuito il vostro contenuto multimediale e dalle specifiche richieste che il committente è tenuto a fornirvi. Tendenzialmente è possibile attenersi ad alcune linee guida.

Vediamo alcuni scenari tipici.

Il mio video deve essere visto in televisione (trasmesso in tv o pubblicato su un Blu-Ray)

Il vostro video dovrà probabilmente essere interlacciato (ovvero i fotogrammi dovranno essere composti da linee orizzontali chiamate campi).

Il mio video deve essere distribuito sul web (monitor di pc)

Tutti i monitor del PC preferiscono i video a scansione progressiva. La regola per chi voglia pubblicare su youtube o su facebook dunque è semplice: lavorate progressivo e non avrete problemi!

Ho fatto un video ma si vedono delle righe orizzontali, soprattutto durante i movimenti

Molto probabilmente in origine quel video era interlacciato, composto da campi e se letto sul monitor di un pc è facile avere effetti del genere.

Approfondiremo meglio e nel dettaglio questo argomento nel corso delle lezioni avanzate di montaggio con Adobe Premiere Pro CC. Tendenzialmente ricordate che se lavorate per il web dovete lavorare con video progressivi e se lavorate per la televisione dovrete probabilmente lavorare con video interlacciati. Come detto sopra la regola più importante è: chiedere bene questi dettagli a chi vi commissiona il lavoro:

Dove deve andare il video che sto lavorando? In televisione? Sul Web? Esistono delle specifiche di esportazione? Chiedete sempre, senza avere paura di esagerare. La chiarezza in questo mestiere è molto importante per evitare incomprensioni che – se non sanate – potranno rendervi il lavoro di montatori molto difficile e ricco di insidie! Torneremo su questo argomento più avanti, non temete!


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Capitolo 01 – Introduzione: cosa vuol dire montare un video?

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